La mia vita in bianco e nero
Difficile parlare di me: mi sento un uomo che ha vissuto due vite. Quando ero piccolo la realtà ed il mondo che vedevano i miei occhi erano in bianco e nero: dal carosello ai giochi inventati con i miei amici per trascorrere il tempo, poiché a casa la televisione, per chi ce l’aveva, trasmetteva solo su due canali ma nessun programma per bambini. La mia infanzia e adolescenza si è nutrita di cose semplici, genuine, conquistate e mai ricevute in regalo. Ricordo le mie ginocchia sbucciate e le mie lacrime mai versate perché vinte dalla felicità di essere riusciti a trovare un posto dove giocare, sino a che non scendeva il buio e si doveva fare ritorno a casa. Ricordo le competizioni tra amici che nascevano quando correvamo per le strade con le “carrozze”, costruite con i cuscinetti a sfere riciclati dalle poche macchine di allora, e gli aquiloni. Tutto aveva un sapore diverso a quei tempi. I sacrifici per studiare ed aiutare papà in campagna erano grandi soddisfazioni che mi facevano sentire stanco ma felice quando appoggiavo la testa sul cuscino a fine giornata.
E poi, ricordo il mio maestro delle scuole elementari, un appassionato amante della caccia, uomo sensibilissimo e di cultura, che ci aveva seguito nei cinque anni, e che ci spronava sin da piccoli ad eccellere negli studi. Unica pecca di quei tempi era che noi maschietti eravamo divisi dalle femminucce: noi in una classe con il maestro e loro in un’altra con la maestra, messi in competizione attraverso sfide in cui dovevamo dimostrare chi era il più bravo. Criticabile oggi quella situazione di separazione tra i sessi, una storia d’altri tempi, ma in realtà era per noi un trampolino di lancio. Una sfida avvincente che affrontavamo tutti con entusiasmo sia perché ci consentiva di superare la timidezza nei confronti del gentil sesso sia perché ci spronava a superare sempre noi stessi e ad emergere nello studio. Il premio per il vincitore era una medaglietta gloriosamente appesa sul petto. Il suo valore era puramente simbolico, ma che felicità il solo riuscire a farci trapuntare il grembiule per aver conquistato il ruolo di migliore!







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